Intervista ad Arturo Ciabattoni ( IPPO ) 83 anni pensionato.
A cura di: Federica Marcucci

DOMANDA: Com'era il carnevale quando eri bambino?
RISPOSTA: Non avevamo niente e così per mascherarci andavamo in giro con la giacca a rovescio, la faccia tinta col sughero bruciato e percuotevamo vecchi barattoli di latta per fare la musica.

DOM: Hai sempre fatto carnevale?
RIS: Io il carnevale non l'ho mai abbandonato fino 2 o 3 anni fa, io ho sempre partecipato sia al " bov' fint' " sia al carnevale, in particolare mi ricordo che i ricchi del paese il venerdì durante la caccia al bove ci offrivano la merenda: ognuno ci preparava qualcosa di diverso, si poteva fare perché eravamo in pochi: forse 7 o 8 in tutto.

DOM: Perché la maggior parte dei paesani non partecipava?
RIS: Si vergognavano! Allora noi che invece non avevamo problemi andavamo sotto le finestre della scuola (che allora era aperta anche il pomeriggio) con i fischietti per indurre i ragazzi a unirsi alla festa; insegnanti permettendo.

DOM: Da dove si partiva?
RIS: Dalla casa di Sor Ubaldo Sergiacomi, fuori porta, questo signore ci offriva da bere e da mangiare e distribuiva a tutti fischietti di canna e bandierine rosse.

DOM: Che età avevi quando hai iniziato a fare " lu bov' fint' "?
RIS: Circa 17 o 18 anni, e per molto tempo , insieme ad un mio amico sono stato il principale fautore della festa .

DOM: Fino a che età hai portato il bove?
RIS: Fino all'età di 40 anni circa poi ho lasciato : un pò per l'età che ormai cominciava a farsi sentire e un pò perché in quegli anni iniziavano a partecipare molte persone di fuori e si creava troppa confusione, non si poteva più fare la corsa di una volta, infatti ai miei tempi potevamo permetterci di passare perfino sotto i portici col bove senza rischiare di fare male a qualcuno e lì capitava che le mamme prendevano in braccio i bambini per far toccare loro il bove finto, e ogni volta che volevamo fare qualche giro più spericolato del solito, potevamo farlo senza rischiare perché i pochi partecipanti avevano il buon senso di non accalcarsi davanti al bove ma formavano un largo cerchio intorno al bove e guardavano ciò che succedeva, io che ero il portatore esterno a volte lasciavo la guida del bove e così il portatore che stava sotto si muoveva da solo, infatti sotto la testa del bove il manto aveva un buco che gli permetteva di vedere, poi c'era Mario Casali che faceva il torero e stava sempre davanti al bove a sventolare il drappo rosso: era proprio una bella scena! Questo era " lu bov' fint' " dei miei tempi.
Una volta facemmo una cosa insolita: portammo il bove ad Ascoli: sarà stato più di 50 anni fa, ci prestarono dei furgoni e partimmo alla volta di Ascoli col bove sventolando le bandierine rosse, durante il tragitto venimmo perfino fermati dai carabinieri che ci avevano preso per rivoluzionari, per fortuna con noi c'era anche il vice sindaco, il dottor Vittorini, che ci tirò fuori dai guai, comunque arrivati ad Ascoli facemmo la nostra corrida partendo dalla stazione fino a Piazza del Popolo, in quello stesso giorno ad Ascoli c'era la sfilata dei carri: nessuno se ne interessò, tutti erano incuriositi da quello che noi stavamo facendo. Poi quando fu il momento dell'uccisione rompemmo una vescica di sangue di maiale che avevamo portato da Offida, nessuno si aspettava una cosa del genere, infatti molti che stavano guardando da vicino se ne tornarono a casa con i vestiti tutti macchiati. Alla fine uno degli organizzatori del carnevale di Ascoli ci fece moltissimi complimenti e si rammaricò di non poterci dare il primo premio poiché non ci eravamo iscritti alla gara delle mascherate.

DOM: Come facevate voi 2 portatori a muovervi insieme?
RIS: Io che stavo sopra davo gli ordini all'altro e poi il bove ha una corda che ,tirata da una parte o dall'altra serve a guidare meglio la corsa.

DOM: Portavi anche il vlurd'?
RIS: Certo tutti gli anni. Ora c'è la pro-loco che pensa a farli mentre ai miei tempi ognuno se lo faceva da sè, io il mio me lo preparavo il Lunedì notte, uscivo dal veglione alle tre e andavo in campagna a procurarmi paglia e canne.

DOM: Com'erano le mascherate di un tempo rispetto a quelle di adesso?
RIS: Non c'era niente, non avevamo mezzi, c'erano 3 dei miei fratelli che ogni anno si mascheravano, in particolare Mimì ebbe l'idea di farsi un costume da indiano con tanto di piume,abbastanza arrangiato a dire la verità , ma molto d'effetto e suonava percuotendo un vecchio barattolo di latta.

DOM: Che cosa mi dici a proposito dei veglioni?
RIS: Mi ricordo che quando ero molto giovane non c'era un'orchestra vera a suonare ma semplicemente alcuni elementi che facevano parte della banda musicale di Offida. Quando ero ancora un bambino, mio fratello maggiore che suonava il pianoforte a manovella mi portava a teatro con sé, io avevo il compito di girare la manovella e più tardi, come premio del mio lavoro, mi era consentito andare in sala a raccogliere da terra le caramelle che i signori ricchi lanciavano giù dai loro palchi.

DOM: Chi partecipava ai veglioni?
RIS: I ricchi che avevano il palco di proprietà e che potevano permettersi il costo dell'entrata e potevano sfoggiare senza problemi vestiti elegantissimi, però c'era gente che pur non potendo permetterselo al veglione non voleva rinunciare: molti non avendo i soldi impegnavano perfino la biancheria.

DOM: Si mangiava molto ? che cosa si mangiava?
RIS: Di tutto. La gente a teatro portava di tutto ; dai dolci alla pasta e si mangiava tutta la notte.

DOM: Durante la settimana di carnevale oggi succede che gli amici si ritrovino per pranzi e cene in compagnia. Era così anche ai tuoi tempi?
RIS: No , facevamo solo le merende che ci venivano offerte dai ricchi durante il Venerdì. Per il resto non potevamo fare grandi mangiate collettive. Però ci divertivamo lo stesso.

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