Intervista a Libero De Santis 85 anni maestro in pensione.
A cura di: Federica Marcucci

DOMANDA: Vorrei iniziare a parlare del guazzarò che è il costume tipico del carnevale di offida mi racconti le origini?
RISPOSTA: In offida si lavorava la canapa che veniva usata insieme al cotone per tessere un panno particolarmente resistente che poi veniva usato per cucire abiti da lavoro dei contadini: lu guazzaro' era soprattutto usato per svinare e per pulire le botti, ce ne era almeno uno in ogni cantina, e venne poi usato per il carnevale perché questo era considerato la festa di bacco e il guazzaro' aveva certamente a che fare col vino.

DOM: E l'uso dei mutandoni da dove nasce?
RIS: Bè quelli li usavano per lu bov' fint', non sò se conosci Pamplona .. la corsa dei tori che si fa per la festa di San Fermino a Luglio, lasciano dei tori liberi per le strade partendo da un punto per poi arrivare alla plaza de' toros, se tu vedessi i loro costumi e i nostri, sono identici ! Non si capisce proprio come non si riesca ancora a fare un gemellaggio tra queste due feste : sono uguali!i mutandoni, il fazzoletto al collo la cinta sui fianchi ,sono identici ai nostri.

DOM: Quindi i mutandoni che si usano a Offida sarebbero copiati da Pamplona?
RIS: Ma no! Il guazzarò che era il costume per eccellenza del carnevale affidano non era certo comodo per correre dietro al bove allora si andava a rovistare nel baule delle donne, i mutandoni non erano altro che le vecchie mutande delle nonne e i calzettoni calze femminili, una veste sicuramente comoda per correre ma anche buffa !

DOM: Quali sono le caratteristiche più particolari del carnevale di Offida?
RIS: Il carnevale di Offida è assai singolare: non ci sono carri sfilate e cose del genere, non c'è mai stata una divisione in sestieri e nemmeno distinzione tra il ricco e il povero, ognuno festeggiava secondo la propria possibilità, il ricco poteva permettersi costumi sfarzosi ma il povero si arrangiava: bastava portare in spalla un gigantesco broccolo e una saraga sul cappello o una borsa piena di cipolle per fare carnevale; ed era anche un modo per ricordare che di li a poche ore la settimana grassa sarebbe finita e che il mercoledì delle ceneri avrebbe visto sulla mensa i cibi della penitenza quaresimale:broccoli, cipolle,saraghe. Anche il giovedì grasso aveva un'altra usanza, fino agli anni della seconda guerra mondiale non era certo la festa dedicata ai bambini, in quel giorno andavamo nelle case delle coppie sposate che non avevano avuto figli portando in omaggio un sambuco che è una pianta sterile, ma abbiamo deciso di sospendere questa cosa perché era una presa in giro e non tutti la prendevano bene; era anche un periodo difficile e triste: il dopoguerra e non si voleva infierire, è così che si è deciso di fare la festa dei bambini.

DOM: Chi organizzava il carnevale?
RIS: C'era un comitato d'organizzazione :il Podestà e altre personalità importanti organizzavano poi si recavano in piazza a cavallo e lì facevano un proclama alla popolazione di tutte le attività in programma, era questa commissione che si preoccupava di procurarsi il bove che veniva mattato e la cui carne veniva distribuita gratis ai più bisognosi.

DOM: Ci sono delle prove che possono dimostrare che la corsa con il bove vero sia storicamente attendibile?
RIS: Ci sono documenti che regolano questa manifestazione e che raccomandano di mattare il bove entro due ore dall'inizio della corsa per le vie cittadine, è un documento del 1814: c'era Napoleone.

DOM: Oggi si vedono guazzarò disegnati e facce dipinte, è un'abitudine recente o anche in passato erano cose usuali?
RIS: Credo che quelli che oggi sono disegni più o meno fantasiosi e simpatici una volta fossero macchie di vino rosso, i segni neri sul viso si sono sempre visti: chi si disegnava i baffi, chi un occhio nero, chi si faceva tutta la faccia nera, in ogni caso ci si anneriva con un sughero bruciato: il sughero che serviva a tappare il vino. Tutto riconduce al vino.

DOM: Parliamo del martedì, la sera dell'ultimo giorno di carnevale si accendono i vlurd e poi dopo averli portati in processione vengono gettati tutti al centro della piazza per fare un gran falò; che senso ha questo fuoco?
RIS: Il fuoco purifica dai peccati commessi durante il carnevale che è il periodo dell'anno in cui si lasciano da parte le regole, è già notte e mancano poche ore all'inizio della quaresima bisogna ripulirsi dai peccati prima che arrivi il giorno delle ceneri: ci si purifica con questo grande falò.

DOM: Ma se non sbaglio questo non è l'unico momento dell'anno in cui si accendono dei fuochi.
RIS: No, infatti a Dicembre si fanno le fochere per la festa di S.Lucia : poiché questa è cieca il fuoco serve per darle la vista; per la festa della Madonna di Loreto : per illuminare la strada agli angeli che secondo la tradizione popolare avrebbero trasportato la casetta di Maria dalla terra santa a Loreto, in ogni caso c'era l'usanza di saltare attraverso il fuoco , lo facevano soprattutto i ragazzini, era un gesto di buon auspicio oltre che un gioco.

DOM: Mentre il carnevale può essere definito la festa del fuoco, il martedì successivo alla domenica di pasqua si parla invece di acqua, si usa l'espressione "andare a passare l'acqua" per indicare la scampagnata che si faceva fuori dalle mura cittadine. Perché?
RIS: Nel medioevo le mura cittadine erano circondate da un fossato che raccoglieva le acque che scendevano dalle colline circostanti, per recarsi fuori dal paese dunque si doveva passare l'acqua.Il "passare l'acqua" pasquale era dunque un momento di liberazione e di svago per gli offidani di quel periodo dopo il lungo periodo invernale e dopo le penitenze della quaresima.Si andava a passare l'acqua per godere della primavera che stava sbocciando, in seguito le mura furono modificate , il fossato scomparve e gli offidani continuarono a "passare l'acqua" lungo il corso d'acqua più vicino al paese. Oggi questa espressione si usa ancora per indicare la scampagnata del dopo pasqua.

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