Intervista a Leonida Massaroni 53 anni impiegato.
A cura di: Federica Marcucci

DOMANDA:Tu sei stato per molto tempo uno dei protagonisti del venerdì grasso. Per quanti anni hai portato il bove? Lo porti ancora oggi?
RISPOSTA: Ho iniziato a portare il bove da ragazzino, prima dei 18 anni stavo sotto, mentre dai18 ai 35 più o meno stavo sopra e per tantissimi anni sono stato l' unico portatore: non c'era nessun' altro poi iniziarono a subentrare altri quando alla festa iniziò a partecipare un numero sempre crescente di persone. Ricordo da bambino che a fare la corrida eravamo veramente pochi. Poi successe che parecchi ragazzi di Offida che frequentavano la scuola superiore ad Ascoli e San Benedetto raccontarono del nostro carnevale ai loro compagni di scuola e questi iniziarono a venire ad Offida per parteciparvi. Poi negli anni 70 iniziarono a partecipare anche le donne. Fu così che di anno in anno la presenza di persone al bove è diventata sempre più numerosa.

DOM: Nonostante oggi le donne partecipino al bove rimangono sempre un pò emarginate nell'ambito della festa rispetto agli uomini. Infatti le ragazze non portano il bove. Perché?
RIS: Quando eravamo in pochi e le donne ancora non c'erano facevamo un tipo di corrida che oggi non si potrebbe più fare, c'era più spazio, più calma e il bove finto poteva muoversi meglio e fare cose più spettacolari senza pericolo di incidenti. Le ragazze oggi partecipano di solito insieme al fidanzato; non c'è una regola che impedisce alle donne di portare il bove si tratta più di un problema pratico. Infatti la struttura del bove (oggi fatta di lega metallica, nei tempi passati di legno) è pesante per una donna, però è capitato di far guidare il bove dalle donne. Erano i primi anni che partecipavano e le presenze non erano così numerosa come oggi quindi era possibile controllare la situazione e permettere anche a qualche ragazza di guidare la corsa del toro. Oggi visto il caos che c'è una cosa del genere non si potrebbe più fare, infatti uno dei problemi che abbiamo oggi riguardo alla festa del bove è l'incapacità di organizzare un servizio d'ordine adeguato che eviti la calca impressionante di persone che si viene a creare soprattutto ad ogni cambio di portatore.

DOM: Ci sono dei termini tecnici per indicare i movimenti che si compiono durante la corsa?
RIS: No .Tutto si basa sull'intesa che devono avere il portatore sopra e quello sotto, si usano delle espressioni che di solito sono "carica" o "gira" che sono di comprensione immediata e permettono il migliore svolgimento dell'azione, io facevo delle cose molto particolari : lasciavo il bove da solo e mi mettevo davanti col drappo rosso facendo finta di provocarlo, oppure mi mettevo d'accordo con un altro: questo vestito da torero incitava con forza il bove sventolandogli ripetutamente il drappo rosso sotto il muso e io col toro mi lanciavo furiosamente verso di lui, poi all'ultimo istante cambiavamo entrambi direzione evitando di farci male nello scontro. Queste erano scenette molto belle che si potevano fare ai miei tempi quando la situazione era più calma.

DOM: Perché tutti quanti vogliono toccare il bove? Porta fortuna ?
RIS: Non mi risulta che sia un portafortuna. Forse le persone lo fanno per avere un souvenir. Una cosa che porta sfortuna è la mancata uscita del bove.

DOM: Si sono sempre usati i mutandoni per " lu bov' fint' " oppure il guazzarò?
RIS: Si sono sempre usati i mutandoni. Il mutandone è la divisa per il bove finto, il guazzarò è la divisa per il carnevale. I mutandoni si usavano perché erano pratici per correre ; poi venivano aggiunti il fazzoletto e la cintura rossi per far inferocire il bove. Il guazzarò invece era in origine un camice usato dai contadini per i lavori in campagna.

DOM: La partenza della corsa si è sempre svolta nello stesso posto?
RIS: No . Ad esempio all'inizio degli anni 70 si partiva dalla casa di Brunetto De Santis che sta nella piazzetta dei leoni, da lì si andava ai cappuccini , si faceva il giro e poi si ritornava verso la piazza. Oggi invece si parte direttamente dai cappuccini (davanti alla casa de " lu falc' ") per poi avere la possibilità di trattenere più a lungo il bove in piazza. Negli anni 30/40 il bove partiva da fuori porta davanti alla casa di Sor Ubaldo il quale durante il resto dell'anno si divertiva a preparare le bandierine rosse e i fischietti di canna da regalare alle persone per il bove e poi offriva da bere a tutti (ma erano 40/50 persone in tutto).

DOM: Che scopo hanno la bandierina e il fischietto?
RIS: A far inferocire il bove.

DOM: Dopo che il bove è stato ucciso si fa una processione per le vie del paese. Il tragitto è sempre stato lo stesso?
RIS: Innanzitutto ti devo dire che non si deve chiamare processione perché questo termine fa pensare a un momento triste mentre non lo è affatto. Anzi il bove morto provoca gioia perché nei tempi in cui la corrida si faceva con l'animale vero quando questo veniva ucciso, le sue carni venivano distribuite tra i bisognosi. Comunque il giro è sempre lo stesso: piazza, corso, via Garibaldi, case " vasse ", piazza.

DOM: Che significato ha la canzone "addio Ninetta"?
RIS: Non si sa che cosa c'entra col carnevale, si sa però che è una canzone che risale alle guerre di indipendenza; ciò dimostra che già a quei tempi la nostra festa si faceva già.

DOM: Il canto di "addio Ninetta" è accompagnato da alcune persone che suonano degli strumenti. Appartengono a qualche congrega?
RIS: L'uso di accompagnare il canto con la banda appartiene agli ultimi 30 anni circa; prima si cantava solo con la voce. Non c'è una congrega in particolare che ha questo compito, si tratta di un'aggregazione spontanea di suonatori appartenenti a congreghe diverse.

DOM: Fai parte di qualche congrega?
RIS: Si sto nel "Ciorpento" dal 1967.

DOM: Quali sono i giorni delle vostre uscite ufficiali ?
RIS: La domenica degli amici, la domenica dei parenti, la domenica di carnevale, lunedì sera e martedì grasso :queste uscite sono obbligatorie. Poi facciamo delle uscite estemporanee che possono nascere a causa di un bicchiere in più dopo un'allegra cena fra noi .

DOM: Che ruolo hai all'interno della congrega?
RIS: Io sono l'alfiere e porto lo stendardo che raffigura il nostro simbolo.

DOM: Oltre alle riunioni di carnevale, vi ritrovate anche durante il resto dell'anno?
RIS: Durante l'anno ci riuniamo 3 o 4 volte, poi prima di carnevale facciamo la riunione ufficiale che va sempre a finire con una mangiata e una bevuta in allegria. Ma noi siamo amici e ci frequentiamo in ogni occasione sia triste come i funerali sia allegre come i matrimoni.

DOM: Quando è nata la congrega del ciorpento?
RIS: Nel dopoguerra (1948) da un gruppo di giovani studenti: è la congrega più antica di tutte insieme alla testina. Oggi dei fondatori è rimasto solo il "serenissimo" Marco Mercolini .Chiamarono la congrega "ciorpento" rifacendosi all'etimologia di Offida del greco ophis = serpente. Inoltre il "ciorpento nasconde un altro doppio senso infatti sta ad indicare la virilità maschile. Ciò è chiaro soprattutto guardando lo stendardo e la famosa cassetta contenente un fallo maschile in legno. Questo fu fatto da un artigiano di Offida "Umberto de lu Ciaff'" per fare gli scherzi alle donne che entravano nella sua bottega. Prima che nascessero il "ciorpento" e la "testina" però c'era gia un'altra congrega: "la congrega del sambuco" che nel giorno di giovedì grasso andava nelle case di coppie sposate senza figli a portare un ramo di sambuco come simbolo di sterilità. Nel dopoguerra questa usanza fu messa da parte e sostituita con la festa dei bambini.

DOM: Che cosa fate il Lunedì quando entrate al teatro?
RIS: Entriamo suonando "addio Ninetta" poi alcuni di noi salgono sul palco e fanno un piccolo discorso sui fatti accaduti durante l'anno trascorso, si scherza un po' e poi si fanno gli auguri di buon carnevale a tutti. Poi usciamo cantando l'inno della congrega : "Nanni". DOM: Secondo te il veglione del Lunedì è il più importante ?
RIS: E' importante perché entrano a teatro tutte le congreghe e vengono eletti "mister broccolo" e la reginetta. Però il veglione più importante é quello del Sabato. Adesso non è più così , ma un tempo era molto importante perché era un'occasione per sfoggiare eleganza e per poter ballare.I ntorno agli anni 40 durante il veglione veniva fatta una gara molto simpatica: alcune persone a mezzanotte si pesavano poi mangiavano a crepapelle tutta la sera e alla fine facevano a gara per vedere chi era ingrassato di più.

DOM: Porti il vlurd'?
RIS: Prima, si ma da quando sto nel "ciorpento" non più perché porto lo stendardo della mia congrega che precede la sfilata dei vlurd'.

DOM: Perché si indossa il guazzarò per portare il vlurd'?
RIS: Per evitare di bruciarsi i vestiti . Una volta ci si metteva anche un cappello di paglia per proteggere la testa. Si racconta che molto tempo fa il Martedì grasso si portasse in processione su un baldacchino il dio Bacco vestito col guazzarò che portava al collo una collana di gusci d'uovo e una corona di alloro in testa.

DOM: Passiamo al cibo: c'è qualche cosa di particolare che mangi a carnevale ?
RIS: Ci sono i dolci tipici: le sfrappe, i ravioli, la cicerchiata palline fritte ricoperte di miele. Ci sono le castagnole che ora sono rotonde ma che una volta venivano fatte a forma di nodo d'amore come il merletto a tombolo: cioè un fiocco con un nodo centrale. La domenica si mangiava brodo di cappone, il martedì si mangiavano maccheroni fatti in casa e pollo arrosto perché si doveva ben preparare lo stomaco alle bevute del pomeriggio . Durante il pomeriggio poi si continuava a mangiare facendo le tappe a casa degli amici: naturalmente dolci di carnevale, maiale e tanto vino.
Certamente in passato l'abbondanza di cibo a carnevale era eccezionale rispetto al resto dell'anno anche perché la dura penitenza della quaresima che sarebbe presto iniziata avrebbe messo a dura prova l'anima e lo stomaco di tutti.

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