Intervista a Giancarlo Laudadio ( LU FALC ) 61 anni pensionato.
A cura di: Federica Marcucci

DOMANDA: Qual'è il tuo primo ricordo del carnevale da bambino?
RISPOSTA: Ricordo che quando avevo 8 anni il bove andò per la prima volta fuori dal paese. Lo portarono ad Ascoli e lì nessuno sapeva cos'era 'sto bove, la cosa che più mi è rimasta impressa nella memoria è che avevano messo le damigiane di vino sulle gradinate della chiesa, poi quando fu li momento di uccidere il bove a piazza del popolo Mario Casali fece cadere a terra una sacca piena di sangue che schizzò da tutte le parti; questa cosa fece molta impressione. Si partì da Offida con il camion a gassogeno tutto aperto e carico di bandierine rosse, a Campolungo vicino ad Ascoli, ci fermarono i carabinieri che prendendoci per matti volevano quasi arrestarci.

DOM: Come mai avete portato il bove ad Ascoli ?
RIS: Perché alcuni ricchi signori ascolani che frequentavano i veglioni, erano venuti a conoscenza della festa de " lu bov' fint' " avevano chiesto di mostrare questa strana cosa ai cittadini ascolani che ne rimasero stupiti, però alla fine questa stana festa piacque a tutti : infatti gli ascolani continuarono a venire a vedere il bove a Offida e oggi durante il venerdì c'è una tale folla (fatta soprattutto di non offidani) che non si può nemmeno camminare. Ricordo che mia madre mi raccontava che un anno durante la guerra " lu bov' fint' " e i " vlurd' " furono fatti dalle donne perché gli uomini erano al fronte.

DOM: Hai mai portato il bove?
RIS: Si, avevo 15 o 16 anni e iniziai a fare il mio carnevale: a quei tempi entrai a far parte degli organizzatori.

DOM: Da dove si partiva?
RIS: Quando avevo 14 anni ricordo che si partiva da casa di Sor Sergiacomi a fuori di porta e lì ci veniva offerto pane e olio e ci venivano distribuiti i fischietti di canna, poi questo signore morì così il punto di partenza per alcuni anni divenne il "dopo lavoro" in piazza, poi mi venne in mente di fare la partenza dai cappuccini: ma questo avvenne parecchio tempo dopo infatti io ero già sposato, si prese questa decisione per consentire alla corrida di svolgersi per la maggior parte del tempo in piazza.

DOM: Qual'è, secondo te, la differenza più grande tra la festa attuale e quella della tua gioventù ?
RIS: Purtroppo oggi ci sono troppe sbornie in giro, non che prima non ci fossero, però si iniziava a bere nel pomeriggio non la mattina e quindi c'era più attenzione verso il bove. Anche la partecipazione delle donne ha contribuito a cambiare il comportamento dei ragazzi che spesso sono più impegnati a fare il filo alle ragazze che a correre dietro al bove, poi quando c'era meno gente riuscivamo a muoverci meglio anche per il fatto che la struttura del bove, essendo in legno, era più leggera di quella in metallo di oggi e quindi si maneggiava meglio.

DOM: Il giro che si compie dopo l'uccisione del bove è rimasto sempre lo stesso?
RIS: Il percorso che poi è lo stesso delle processioni religiose è sempre quello, però devo dire che anche in questo caso lo spirito è cambiato: una volta c'era più partecipazione ; e non parlo del numero dei partecipanti ma dell'atmosfera che si respirava.

DOM: Per quanto tempo hai portato il bove?
RIS: Per 7 o 8 anni o anche più. Prima di me c'erano tanti "vecchi" che lo portavano e con questi io ho imparato, poi dopo di me c'è stato Leonida, poi dopo di lui tanti altri più giovani.

DOM: Qual'è il portatore più importante quello che sta sotto o quello sopra?
RIS: Quello sopra perché l'altro non vede niente e deve essere guidato in tutto, però quello sotto deve essere molto agile perché ha un ruolo faticoso, e naturalmente tra i due portatori ci deve essere una grande intesa :è fondamentale per svolgere bene la corsa.

DOM: E che cosa mi dici delle tappe?
RIS: Ce ne erano diverse e il bello che ognuna offriva cose diverse da mangiare.

DOM: Come diventano le abitudini a carnevale in fatto di cibo?
RIS: Il carnevale vero e proprio inizia il giovedì grasso : in questo giorno si mangia 14 volte, poi durante i veglioni di Sabato, Domenica e Lunedì le famiglie nei loro palchi portavano ogni ben di Dio: vinci sgrassi, cotolette, olive ascolane, pollo arrosto e chi più ne ha più ne metta.

DOM: Com'erano a quei tempi i veglioni?
RIS: Erano molto importanti e si andava molto eleganti: occorrevano 3 vestiti, uno diverso ogni sera, anche famiglie che non avrebbero potuto permettersi il lusso , stringevano la cinghia tutto l'anno per poter pagare l'entrata, affittare il palco e comprarsi i vestiti, così tutti di giorno lavoravano per potersi permettere l'entrata al teatro di notte. Ed era dura perché la bisboccia al teatro era davvero colossale.

DOM: Che cosa fai il Martedì?
RIS: Io faccio parte dei " MUS NIR " (musi neri) che è uno dei gruppi mascherati più vecchi, siamo i primi ad uscire: alle14.00 siamo già in giro. Siamo mascherati con una tunica bianca e la faccia dipinta di nero stiamo sempre zitti e camminiamo senza dare confidenza a nessuno. A casa mia ,dopo aver fatto pranzo , facciamo la prima sosta e ci rifocilliamo con pollo e patate al forno. E così facciamo per tutto il pomeriggio andando di casa in casa mangiando e bevendo fino all'accensione dei " vlurd' ".

DOM: Come sono fatti i " vlurd' "?
RIS: Sono fasci di canne con della paglia dentro. Da qualche anno sono io a farli insieme ad un amico, purtroppo non c'è più nessuno che vuole farli perché la polvere che si respira durante la lavorazione è fastidiosa , irritante e causa anche allergia.

DOM: Porti il "vlurd'"?
RIS: Ma certo! L' ho sempre portato e ogni anno ho sempre finito col bruciarmi.

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