LE REGOLE DEL FIO'
L'ANTICO GIOCO DEL FIO'
A cura di Adalberto Travaglini

CI SIAMO IMPEGNATI NEL RIPORTARE QUESTE INFORMAZIONI AFFINCHE' QUESTO ANTICO GIOCO NON ANDASSE PERSO NEL TEMPO.

Premessa: Questo antico gioco, ormai in disuso e sconosciuto a tutti quelli che hanno meno di 40 anni di età, in quanto è stato praticato fino agli anni 60, era definito un gioco "povero” cioè un gioco che non aveva bisogno di nulla, che non necessitava né di attrezzi vari, né di denaro come quasi tutti i giochi attuali, ma era necessaria solamente una discreta preparazione atletica propria dei ragazzi.

-Descrizione del gioco-

I partecipanti al gioco potevano essere in numero non specifico, ma di solito era praticato da 8-10 ragazzi e si svolgeva in questo modo: Dopo aver effettuato il conteggio “lu cunt”per chi doveva stare sotto “parà” il sorteggiato si doveva mettere in posizione chinata restando in piedi in modo tale da offrire una specie di cavallino; A turno seguendo l’ordine del conteggio, ma solamente per la prima fase, perché in seguito l'ordine del salto era determinato dall'abilità del saltatore, i partecipanti al gioco dovevano saltare sopra a quello che “parava” con lo stile di chi in atletica salta il cavallo cioè a gambe aperte esclamando a voce forte e chiara alcune frasi talvolta accompagnate da alcune azioni correlate alla frase del momento. Come tutti i giochi c’erano alcune penalità per chi commetteva errori o non era abbastanza bravo come gli altri: la penalità consisteva nel prendere il posto del pararatore e lo stesso partecipava al gioco come saltatore, ma era l'ultimo in ordine di salto. Le frasi da dire erano le più svariate e alcune senza senso, tanto è vero che, facendo una ricerca tra tutti gli amici che ci hanno giocato nei tempi passati, ne è risultato che le informazioni sono state tutte discordi in quanto è passato molto tempo ed anche perchè alcune di queste frasi erano inventate sul momento ed anche perché le regole potevano essere diverse da quartiere a quartiere. Queste sono le frasi più ricorrenti:

- UN MONT LA LUN (uno monta la luna)

- DUE MONTA IL BUE

- TRE MONTA TALE’

- QUATTRO PIANTEREMO IL MONTE

- CINQUE ROTAIE -
chi saltava doveva appoggiarsi sulla schiena di chi stava sotto
con i pugni chiusi con conseguente urlo di dolore del paratore.

- SEI INCROCIATOIO -
chi saltava doveva ricadere a terra con le gambe incrociate.

- SETTE LU CIEC D MASSETT PASSETT E PUO’ T SFARNETT -
(Il cieco di Massetti, passò e poi ti sfarinò)
Il saltatore doveva tirare addosso
al paratore un po' di terra a mo' di farina.

- OTTO UCCELLO RAPACE -
chi saltava doveva appoggiarsi sulla schiena di chi stava sotto con le mani aperte e poi richiuderle come gli artigli di un uccello rapace.

- NOVE L’UOMO VOLANTE -
chi saltava doveva arrivare a terra il più lontano possibile dal paratore.
La penalità per chi era più vicino al paratore
era quello di prendere il suo posto.

- DIECI MESTICHEREMO LA PASTA CON I CECI -
il saltatore dopo aver toccato terra doveva fare il mimo del
cuoco che mescola una pentola vicino alla faccia del paratore.

- UNDICI PIRUETTA -
in questa parte del gioco cominciavano le vere difficoltà in quanto il saltatore doveva dare un calcio con il tallone sulle natiche del paratore mentre era in volo;chi non ci riusciva predeva il posto del paratore stesso.

- DODICI CONCHETTA -
il saltatore doveva effettuare il salto con un sasso in testa senza farlo cadere a terra; penalità prendeva il posto del paratore.

- TREDICI ACQUA IN BOCCA -
il saltatore doveva avere in bocca un po’ d'acqua; gli altri concorrenti cercavano in tutti i modi di farlo ridere con smorfie e barzellette fino a quando il saltatore ingoiasse l'acqua o la sputasse.
A questo punto scattava la penalità; prendere il posto del paratore.

- QUATTORDICI FUORI ACQUA -
il saltatore questa volta doveva avere in bocca un po’ di acqua. Ma al contrario del numero "tredici" la doveva sputare al momento del salto.

- QUINDICI BOTTE, SCHIOPPA, MANGANELLO E NA Q’LAT -
il saltatore dopo aver saltato si doveva avvicinare al paratore mentre era ancora chinato e dargli un colpo di anca sulle natiche in modo da farlo cadere; chi non ci riusciva doveva prendere il suo posto.

-SEDICI L’UOMO DI PIOMBO -
il saltatore, dopo aver saltato rimaneva immobile sul punto di atterraggio; il saltatore seguente doveva fare la stessa cosa, ma senza
toccare il saltatore precedente e così via fino all'ultimo.

E a questo punto il gioco finiva per rissa in quanto i primi saltatori erano grandemente agevolati perché non avevano ostacoli davanti da toccare.


In questo gioco non c'è mai stato un vincitore e quindi non si sa nemmeno quale fosse il premio conquistato, certamente non in denaro, anche perché non è mai stato finito in quanto nel caso fossero state superate le difficoltà sopra elencate si andava avanti nel gioco inventando al momento altre frasi senza alcun senso come quelle elencate e si giocava, fino a quando era ora di tornare a caso tutti insudiciati e stanchi.

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